L’assioma del vuoto (Cosmo-Agonia/Noi Due) di Gianpiero Berardi (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

 

 

 

 

 

 

 

Questa raccolta mi ha sorpreso. Saranno pochi, ma di poeti ne nascono ancora. Tre o quattro ogni cento anni, secondo Alberto Moravia. Nella vita vissuta sono più numerosi di quanto non si pensi. Coincidenti con le loro biografie, prima ancora che con i loro versi. Sarebbe stantio disturbare Giovanni Pascoli. Basta dire, invece, che molto spesso “la vita non basta”. Spesso una vita non basta. Ci viene in soccorso la potenza generativa della parola. Dentro il suo ventre noi (ri) nasciamo. Ma dobbiamo (ri) prenderlo con un lavoro di scavo spietato e senza sconti. Lo riconosce ancora lo stesso autore. “Sono sprofondato, letteralmente. È stata una subsidenza della mia anima, delle mie membra”. Insomma, la scrittura di Berardi è una discesa dagli strati iperborei giù fino al punto pelvico dell’esistenza; un movimento perfettamente fungibile, per doppio contrappunto, con l’altra possibilità di una risalita, o ascesa dai fondali più indicibili fino alle più chiare visioni dell’orizzonte umano. Di quando/ in quando mi salivano/ mute richieste alla coscienza/ che mi lasciavano sabbioso/ come gusci d’automobili se/ dal deserto piove polvere. /Ora ho smesso di domandarmi/ ora posso dire con certezza/ che la buca di terra e di senso/ brigando scavata e faticando/ basta appena a seppellire/ il resto del vuoto che vivendo/ non ho ancora colmato. Sul piano della prosodia, questa poesia seduce, più che per il verso o la metrica, per la precisione semantica della parola, perfettamente inserita in una sapienziale scansione dei tempi, dei toni e anche dello spazio di scrittura. Questo uso pitagorico della parola, se posso azzardarmi, conferma, esaltandola, la capacità della lingua poetica di proporsi come il più efficace strumento di lettura della nostra ormai formattata realtà quotidiana; il più ricco e fecondo giacimento di mondi vissuti al quale attingere nuovi codici di azione e di vita. (Dalla prefazione di Pasquale Vitagliano)

Una traccia

Non che non più esista

Non esisti più in me

nell’attuale costrutto

assenza incombente

inumana presenza.

E così

non posso estrarti da me

non invocarti solo evocarti

provare ad astrarti

decifrando lingue

penetrando cripte

del residuo celato

carezzando l’idea del disvelato

sussistenza del significato

non ripiegato ma dispiegato

rastrellando tutti i possibili rimandi

in cerca di una traccia

di un segno (un disegno?)

di Te

di Te ora

o del Tuo solo

remotissimo passaggio

del lancio della Tua rete

del tuo ammaraggio

– o se davvero siamo noi tutti

lo sterminato campione che testi

del Tuo misterioso sondaggio.

Gianpiero Berardi è nato a Ivrea nel 1975. Vive a Terlizzi (Bari) fin dalla prima infanzia ed esercita la professione di medico radiologo dal 2007. Si è cimentato con la poesia fin dell’adolescenza. Questa è la sua prima pubblicazione.

Info link

https://www.amazon.it/Lassioma-del-vuoto-Cosmo-Agonia-Noi/dp/B0851LJZG9/ref=sr_1_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=i+quaderni+del+bardo+edizioni&qid=1583148549&s=books&sr=1-2

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