IMPEGNO E DISINCANTO IN PASOLINI, DE ANDRÉ, GABER E R. GAETANO DI ANNIBALE GAGLIANI

Quattro fuoriclasse del nostro Novecento: un professore, un filosofo e due poeti. In un frangente storico di profonda povertà valoriale e artistica, essi ci indicano la strada verso l’Umanesimo Nuovo, analizzando emozionalmente e asetticamente gli ultimi centosessant’anni d’Italia e del mondo Occidentale (bilaterale). I Quattro emanano una luce invincibile, in grado di penetrare nelle tenebre contemporanee che svuotano progressivamente l’individuo. La loro arte è disincanto allo stato puro: poesia, prosa, cinema, teatro e musica: le armi più potenti per sfuggire all’omologazione socioculturale del Duemila. Il 68 è un grosso inganno, le mode del mercato sono letali, la mancanza di sensibilità civile sempre più evidente. In questo viaggio disincantato, eseguito attraverso i testi, le fonti e le testimonianze più vicine agli artisti, si può rivoluzionare se stessi, abbracciando umanamente le incommensurabili profezie.

Per Gagliani la scelta di affidarsi a questi Quattro a-topos della parola, del silenzio e del suono non è casuale: «Essi sono i più attuali che la nostra cultura contemporanea abbia sfornato e lo saranno per sempre, come accade ai più grandi. Sono visionari, sensibili ed estremamente innovativi. Tutto l’opposto del 99% degli pseudo-artisti che navigano in mainstream oggi. Quest’ultimi narrano il falso: i tatuaggi, il look alla moda e l’aria dannata li fa sembrare all’avanguardia, invece sono obsoleti dentro. I veri narratori della nostra epoca e del prossimo trentennio sono PPP, FDA, GG e RG».

Come afferma Paolo Dal Bon – presidente della Fondazione Giorgio Gaber – all’interno del saggio, «Essi hanno “un’intatta percezione del dolore”. Sono tutti e quattro intellettuali degli ultimi, narratori delle ingiustizie terrene verso i più deboli e osservatori delle grandi contraddizioni dell’uomo contemporaneo».

 

I Quattro Profeti hanno in comune la letteratura di formazione e le battaglie combattute, contaminandosi a vicenda indirettamente. Pasolini ha profondamente ispirato, soprattutto con i suoi Scritti Corsari, Faber, Gaber e Rino Gaetano. De André e Gaber sono gli artisti di punta del Sessantotto e si sono ritrovati ad avere una determinante amicizia in comune: Luigi Tenco, che ha collaborato con tutti e due e dopo la sua morte ha cambiato la vita a entrambi. Riguardo Rino Gaetano, è cresciuto leggendo Pasolini, ascoltando De André e guardando Gaber a teatro.

In estrema sintesi, un professore delle arti, PPP, un poeta tradizionale aperto al futuro, FDA, un vero filosofo, GG, un poeta fantascientifico che stazionava già nel futuro, RG, hanno scelto la strada più ardua, non violentando loro stessi ed esprimendo un’arte di fortissimo impegno e disincanto sociale. Venivano criticati dagli “intellettuali” del potere, dalla gente frivola che ghettizzava i loro testi per evidenti deficit di sensibilità. Uniti, tutti e quattro, sono invincibili. Diventano un’arma dolcissima in grado di colpire e migliorare una generazione, quella dell’autore. Gagliani spiega le intenzioni del suo lavoro: «Se il saggio verrà letto da tanti giovani, magari si accenderà la curiosità di ascoltare con spirito nuovo i cantautori che cito, omaggiando di conseguenza l’opera totale di Pasolini. Allora sì, questo viaggio avrà un senso. Allora sì, ne sarà valsa la pena».

 

«Il primo libro di Annibale Gagliani è lo sviluppo di un traguardo personale importante, lungamente pensato, sviluppato, limato, articolato negli anni precedenti, in cui l’autore ha esercitato una pazienza non comune ed è andato alla ricerca di fonti e interpretazioni che spesso sono testimoniali e di prima mano […]. Quando si ha a che fare con quattro icone riconosciute della cultura alta e popolare dell’Italia contemporanea non è facile dire qualcosa di nuovo, o anche semplicemente non è scontato evitare di scrivere quattro profili staccati e avulsi, estranei tra loro, tanti quanti sono gli artisti (tutti Maestri della parola, tre su quattro anche del suono) che l’autore ha illustrato in questo libro. Ne è venuto fuori un percorso duro, compatto, radicale; un insieme in cui appare chiaro, nelle persino ovvie diversità di espressioni, temi, percorsi (anche politici), epoche, che cosa unisce Pier Paolo Pasolini, Fabrizio De André, Giorgio Gaber e Rino Gaetano. Com’è giusto, Annibale Gagliani salta sulle differenze e nota affinità mai venute fuori prima, che però sono lì, pronte per essere scoperte».

(Dalla prefazione di «Impegno e disincanto in Pasolini, De André, Gaber e R. Gaetano», curata dal Prof. Marcello Aprile)

 

Annibale Gagliani nasce a Mesagne (BR) il 4 ottobre del 1992. Si laurea con lode in Lettere Moderne all’Università del Salento, dopo aver discusso una tesi sul linguaggio disincantato. È tra i vincitori della seconda edizione del Master in Giornalismo 3.0 di Nuovevoci Network, a Napoli. Comincia il suo sentiero narrativo ricevendo il premio della critica alla terza edizione del concorso letterario nazionale “Fuori dal cassetto”, per un racconto dedicato ai lavoratori dell’ILVA, “La vita è un viaggio favoloso”. Nel 2013 instaura una collaborazione con l’amministrazione del comune di San Donaci (BR) e diviene responsabile del laboratorio urbano “Officine Creative”, promotore della cultura di strada. Nel 2014 costruisce e organizza, assieme al Professore Marcello Aprile, la rassegna universitaria di seminari rivoluzionari, “Cafè Barocco Revolution”, che registra cinque edizioni. Nel 2015 lavora come reporter per la web tv d’Ateneo dell’Università del Salento, The Box Tv. Alla fine dello stesso anno si distingue come narratore al Workshop giornalistico di Sportitalia, a Milano. Nel 2016 diventa responsabile della sezione culturale di «Leccecronaca.it», dove racconta vizi e virtù del Tacco d’Italia. Alla fine del 2016 avvia una collaborazione con «Rompipallone.it», curando una rubrica video che fonde l’arte al calcio: “L’arte del gusto calcistico”. Nello stesso periodo è corrispondente di Radio Dimensione Italia per il calcio internazionale, editorialista di punta per «Sport in Condotta» e ospite della trasmissione leccese Piazza Giallorossa. Dal 2017 collabora con il «Nuovo Quotidiano di Puglia», raccontando l’ardente cronaca della provincia di Brindisi. Da gennaio 2018 narra di letteratura e politica per la rivista romana «L’Intellettuale Dissidente», e di musica e sport per il periodico «Contrasti». È conosciuto negli ambienti culturali salentini per le sue poesie anarchiche, che profumano di simbolismo e lasciano un sapore romantico sulle labbra. Tra i suoi modelli intellettuali, oltre ai Quattro Profeti del saggio «Impegno e disincanto», ritroviamo Albert Camus, Roland Barthes, Leonardo Sciascia, Eugenio Montale, Beppe Viola e Gianni Brera.

 

Dal tratto alle parole di Mario Pugliese e Nicola Vacca

Mario Pugliese ha preso in mano la matita e ha reso omaggio ad alcuni grandi della letteratura.” È un viaggio rapido e incisivo tra i ritratti di scrittori e poeti che si sono opposti all’imperativo massificante del quieto vivere e si sono donati al demone della scrittura,spillando inchiostro dalle proprie vene”. (Dalla prefazione di Alessandro Vergari)

” Per entrambi a tenere le fila concettuali di questo progetto, al contempo limpido e complesso, si pone il sentiment stesso del Novecento. Lavorando a questo libro sia Vacca che Pugliese hanno scandagliato non solo quanto di iconico ha espresso il secolo breve, ma ne hanno ricercato le verità più profonde, a volte le più nascoste”. (Dalla postfazione di Giuseppe Scaglione)

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. Svolge, inoltre, un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Schena,1994); Frutto della passione (Manni 2000); La grazia di un pensiero (prefazione di Paolo Ruffilli, Pellicani, 2002); Serena musica segreta (Manni, 2003); Civiltà delle anime (Book editore, 2004); Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli Manni 2006); Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni 2007); Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008); Esperienza degli affanni (Edizioni il Foglio 2009); con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010); Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010); Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio, 2011); Mattanza dell’incanto (prefazione di Gian Ruggero Manzoni Marco Saya edizioni 2013); Sguardi dal Novecento (Galaad edizioni 2014); Luce nera (Marco Saya edizioni 2015, Premio Camaiore 2016); Vite colme di versi (Galaad edizioni 2016); Commedia Ubriaca (Marco Saya 2017); Lettere a Cioran (Galaad edizioni 2017).

Mario Pugliese, classe 1964, figlio d’arte diplomato al liceo artistico di Bari,successivamente si specializza a Udine in grafica pubblicitaria. Partecipa a numerose mostre e fiere in Italia e all’estero. Collabora con diversi artisti e musicisti alla divulgazione dell’arte e della musica come strumento di comunicazione. Le sue opere sono presenti in edifici pubblici e privati. Attualmente è presidente dell’associazione artistico culturale “Artensione” e direttore artistico di “Spaziounotre” a Gioia del Colle dove risiede e lavora. Contatti; http://www.rentartdesign.com/ artpugliese@tiscali.it  Studio: via giunone 26 gioia del colle (ba)

Fra mani rifiutate di Pietro Romano (collana Z, i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

Fra mani rifiutate di Pietro Romano  (collana Z, i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

Esce il secondo volume della collana diretta da Nicola Vacca nella collana Z per i Quaderni del Bardo Edizioni

 

La poesia è la casa delle parole e il poeta cerca la porta per potere abitare le sue stanze. Fra mani rifiutate è il libro di Pietro Romano, un poeta che scava nelle stanze delle poesia con l’intenzione di stabilire un contatto con le parole. I suoi versi indicano attraversamenti, scorticano la realtà fino a cogliere della sua forma tutta la scarnificazione che è necessaria a stabilire un contatto con l’esistenza. La sua poesia, in questo senso, è coma di varianti infinite che esplorano l’esistenza e i suoi campi minati. Il poeta prende tra le mani la parola e con gli occhi vigili sul mondo, quasi a voler lasciare una testimonianza, si insinua tra le pagine di quel “sentimento dell’esserci”, perché quello che conta nell’insensatezza di tutto è lasciare una traccia. Fra mani rifiutate è il libro di un poeta consapevole dell’importanza delle parole e del fatto che non ci sono parole all’altezza del presente che ci inghiotte. Davanti alle ustioni del mondo il poeta ha il dovere di inventare una lingua che brucia. Pietro Romano nelle sue poesie incendia le parole, chiama lo spavento in cui siamo finiti con il suo nome e non fa sconti al disincanto che ci assedia. (Nicola Vacca)

Pietro Romano (Palermo 1994) Appassionato di arte e letteratura, inizia fin dalla tenera età ad abbozzare brevi poesie e racconti. Dopo essersi diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Palermo, frequenta il corso di Laurea in Lettere della sua città laureandosi con una tesi dal titolo “Le due anime di Giuliana Saladino: fra giornalismo e letteratura”. È autore di una raccolta di poesie, dal titolo “Il sentimento dell’esserci” (Rupe Mutevole, 2015). Suoi scritti compaiono in diverse antologie cartacee e riviste, fra cui Nel nome di Alda (Ursini Edizioni, 2015) e Repertorio di Arte e Poesia (Ursini E

dizioni, 2016), In Verbis Lingue Letterature Culture anno VI, n 1, 2016 Ridersela della cultura. Comicità e sovversione delle idee dominanti tra XV e XVIII secolo (Carocci, 2016).

Il cancello: ovvero: Ed(essa) è altrove di Francesco Pasca

“Alma e Alvise si amano. Il loro è un amore che appare come un’eterna rincorsa verso qualcosa di indefinito. Dalla piazza di Barbarano, piccola frazione di Morciano di Leuca, ha inizio una storia densa di enigmi che affascinano il lettore. Il topos letterario che emerge nel nuovo lavoro di Francesco Pasca si riconosce nell’abilità propria dell’autore nel plasmare la parola e darle una forma nuova. Stile, sintassi, retorica hanno un sapore diverso nei suoi romanzi dove prosa e poesia si sposano in un sortilegio che incanta. Tra le pagine de “Il cancello”, libro appassionante perché mantiene vive le domande esistenziali, il Sud è solo un pretesto per raccontare uno stato d’animo convulso, complesso, astruso e straordinario come quello dei protagonisti. Torino invece e il richiamo della Sacra Sindone qui esposta è per Alma un’opportunità per conoscere meglio se stessa e comprendere quale forza generatrice la induce ad amare Alvise. Il suo avventurarsi nasce da una visione, per convinzione e necessità. Il Salento quindi inteso come punto di partenza per un viaggio esistenziale acquisisce un tratto identitario per i personaggi del testo che nella luce della propria terra cercano le risposte alle loro domande. Così Finibusterrae diviene l’inizio e al tempo stesso la fine di un percorso verso un altrove. È nella piazza dove regnano calma e quiete, sotto i sette archi di un portale seicentesco che Alma e Alvise avvertono “un brulicare nell’immaginare” notando due incisioni su pietra leccese. Si tratta di dieci “p” da decifrare ed è lì che l’I(dea) s’affaccia e in essa i due innamorati scivolano lentamente. Come circondati da un’aurea luminosa, Alma e Alvise entrano nella storia percorrendo sentieri indefiniti, lasciandosi cogliere da innumerevoli suggestioni attraversando la scrittura stessa, il tempo e la relazione intima di un amore che si dipana tra passione e peccato, passato e presente in un probabile divenire. È un libro questo che si pregia di avere degli elementi che ruotano intorno a un istante, a un gioco d’ombre generate dai gesti d’amore della coppia. “Sul filo d’inchiostro lì sosto” scrive Francesco Pasca e propone una pubblicazione editoriale che risulta essere curata nella ricerca storica e religiosa dove si ribalta tutto ciò che è definito sovvertendo certezze e convinzioni ma anche appartenente a un genere universale in grado di provocare il lettore suscitando in lui domande, quesiti, interrogativi. Con una scrittura colta, un periodare ricco, un linguaggio ricercato e un lessico raro l’autore che sa padroneggiare i tesori linguistici con destrezza crea una sintesi di stili richiamando a un’idea ancestrale di letteratura dove a predominare è la ricerca di nuovi significati. Nulla è predefinito e già composto perché in queste pagine che catapultano in una realtà parallela dove tutto esplode in un magma di parole, Pasca sa offrire uno sguardo insolito, una visione innovativa su quella che è la nostra esistenza nella quale siamo tutti chiamati a varcare un cancello immaginario e a compiere un viaggio verso l’altrove… verso l’altro noi”. (sinossi di Paola Bisconti)

Verranno rondini fanciulle di Marcello Buttazzo

Marcello Buttazzo è un poeta salentino. La sua poesia nasce nel cuore di questa terra che è stata fertile di poeti. Salvatore Toma, Vittorio bodini, Claudia Ruggeri, Antonio Verri, questi alcuni nomi che fanno parte della formazione di Marcello e ci sono tutti in Verranno rondini fanciulle, la nuova raccolta appena pubblicata per i tipi de I Quaderni del Bardo edizioni. Il poeta nella declinazione esistenziale delle stagioni scrive versi per raccontare il tempo di un vissuto che dilania e stupisce. È il tempo il filo rosso che lega le poesie di Marcello Buttazzo. Del tempo il poeta scava gli inganni, della vita coglie i colori forti e intensi: «Non parlarmi del tempo, / il tempo è un inganno. / Non dirmi più dell’ebbrezza dell’attimo, /ad ogni inatteso momento di gioia / succede inevitabilmente una stagione di travaglio». La poesia per Marcello Buttazzo è un rosario taciturno di parole, un modo discreto e intimo di indagare il silenzio, incamminarsi lentamente ogni giorno sulla strada inesorabile del tempo, un’ossessione inevitabile di un gioco assurdo e reale chiamato vita. Buttazzo è un lirico incandescente e la parola sulla pagina si incendia, come la passione che da poeta porta nel cuore quando scrive dalle viscere della sua terra versi essenziali seguendo un volo di «rondini anarchiche e libertarie». Marcello Buttazzo è un poeta d’amore e di libertà e Verranno rondini fanciulle è un piccolo libro prezioso che tra le sue pagini custodisce l’autenticità di un uomo che si scava dentro fino a toccare con mano e con l’anima il cuore segreto e nascosto delle parole.  «È un viaggio fantastico nel reale. – scrive Vito Antonio Conte nella prefazione – È un viaggio traverso la purezza di un’anima». Marcello Buttazzo è un poeta che ha una sensibilità spiccata. I suoi versi sono delicati e fragili, e inciampano sempre in quell’inganno del tempo che spezza le corde della memoria, che recide cose e persone. Allo stesso tempo la sua poesia sa essere una grammatica interiore da respirare a piene mani. Una esperienza dell’anima che tra detti e non detti scopre, rivela e lancia una bellezza che sa essere pensiero da rincorrere nel sentire di un amore circolare in cui la poesia, prima di tutto, ha le sembianze della libertà che è un volo di rondini fanciulle. (Nicola Vacca su Liberi di Scrivere)

Marcello Buttazzo, poeta e scrittore. È nato a Lecce. Ha pubblicato diversi libri tra cui: Canto intimo, Di rosso tormento, Origami di parole.

«Stalking – La gabbia» di Antonio Russo

Questo saggio non è solo un progetto editoriale, ma anche un esempio chiaro di impegno politico e non partitico, perché – indipendentemente dal tipo di ideologia – la classe politica intera dovrebbe impegnarsi per debellare la nuova piaga del XXI secolo: lo stalking. Se ne parla ma non approfonditamente, né con l’intenzione di trovare una soluzione definitiva. Ci sono le leggi ma, a volte, anche queste sono eluse e sminuite, liquidando il problema con una multa in denaro, o un ammonimento. Antonio Russo, invece, con l’esperienza e con le conoscenze adeguate ha scritto una proposta di modifica di legge che desidera presentare in Parlamento, proprio  perché, dopo anni di attività sul campo ha compreso appieno quali sono gli ostacoli, quali i limiti e quali le opzioni per superare tutte le  “barriere” burocratiche e non solo sulla questione sociale più scottante che tocca pesantemente centinaia e centinaia di donne. Attraverso un’attenta analisi Russo ha compreso come migliorare la legge del 2009 e renderla più adatta, veloce e in grado di difendere realmente le donne.Il titolo stesso è indicativo ed esplicativo del “disagio” che vive una vittima di stalking. Questa è infatti costretta a “fuggire” dal cacciatore che la bracca come una preda, la obbliga a cambiare abitudini, numero di telefono, indirizzo e-mail, abitazione, automobile, a controllarsi costantemente le spalle, a temere e guardare con sospetto persino ciò che “normalmente”non costituirebbe una minaccia, come un regalo, un messaggio, una telefonata. La perseguita fino allo sfinimento, fino a quando non cede e, inerme e sconfitta, cade ai piedi del proprio persecutore. Ancora peggio, il reato di stalking è sottovalutato perché non se ne comprendono appieno le conseguenze. Come affrontare e punire tali comportamenti? Cosa devono fare le vittime di stalking? Antonio Russo con il suo libro risponde a queste e altre domande. L’autore elenca tutti gli accorgimenti a cui attenersi, segnala le condotte condannabili, dispensa consigli e offre spunti di riflessione utili e chiarificatori.

 

«Il libro dell’Avvocato Russo potrà dunque rappresentare un valido aiuto per quelle donne (e uomini) che si trovassero a vivere, purtroppo, esperienze drammatiche come quella di essere vittime di stalking; offre inoltre un interessante approfondimento giuridico rispetto all’evoluzione della normativa, analizzando anche criticità e possibili evoluzioni, sempre in difesa di chi si trova nella condizione di dover difendere la propria serenità e la propria libertà».

(dalla prefazione dell’Onorevole Lara Comi)

 

«Antonio Russo, spiegando bene cos’è l’orrendo fenomeno dello stalking, ha saputo anche fornire alle donne un valido aiuto per riconoscere i rischi fin dall’inizio, quando lo stalker appare un corteggiatore un po’ insistente, per poi trasformarsi nel peggiore degli uomini, in grado di incutere così tanta paura da costringere la vittima, per salvarsi, a cambiare il suo stile di vita.

Ecco, prima che tutto questo accada, esiste il coraggio e la denuncia».

(dalla prefazione dell’onorevole Raffaele Fitto)

«Ragionare, dibattere, scrivere di stalking è necessario, anzi indispensabile, perché la violenza riesce ancora a esprimere la propria crudeltà. La legge che avrebbe dovuto permettere di superare lo stalking non è pienamente adeguata. Ne serve una rivisitazione, che preveda la creazione di un’efficace rete di assistenza psicologica, economica e legale per liberare soprattutto le donne e i bambini dalla violenza. […] Il Dott. Antonio Russo entra nello specifico dell’argomento con la sua esperienza, ricca di generosità e competenza».

 

(dalla prefazione della d.ssa Prof. Federica Rossi Gasparrini, Presidente Nazionale Obiettivo Famiglia / Federcasalinghe)

Antonio Russo nasce a Tricase nel leccese nel 1970. Diplomatosi nel 1990 come perito industriale capotecnico, si arruola e inizia il suo lungo percorso nell’Arma dei Carabinieri. Nello stesso periodo partecipa al concorso per Sottufficiali e parte per la Scuola Sottufficiali Carabinieri che frequenta per due anni, prima a Velletri, poi a Vicenza.Nel 1993 inizia la sua carriera di Sott.li presso il Comando Stazione Carabinieri di Acicatena (CT), per poi sviluppare altre esperienze presso il Comando Provinciale di Palermo e in Puglia in varie località della Regione. L’esperienza nell’Arma, iniziata come Carabiniere Ausiliario, proseguita come Vice Brigadiere e terminata successivamente con il grado di Maresciallo Capo per motivi di salute nell’ottobre del 2013, gli ha fatto conoscere molte realtà tipiche: rapine, furti, scippi, omicidi, sinistri stradali mortali, maltrattamenti in famiglia, lesioni in famiglia e, purtroppo anche il fenomeno dello “stalking, argomento che lo ha sensibilizzato da subito, sin dall’entrata in vigore della legge nel 2009, nata per difendere le vittime di atti persecutori. Purtroppo ha mostrato agli operatori le sue lacune. Quindi lavorando sulla strada, vedendo le numerose difficoltà nell’applicare la legge e nel difendere la vittima dallo stalker è cresciuto il suo desiderio di prepararsi sul tema della violenza. Nel corso degli anni,ha conseguito un’esperienza sul campo, diversa dalle scuole e dai libri, insuperabile, nell’attuazione e nell’applicazione delle varie leggi.

Inoltre ha acquisito un attestato di partecipazione «Cyberbullsimo e violenza on line» nel 2013, un attestato di frequenza per un Corso “criminologia“, un attestato di competenza sul “corso Analisi crimini Violenti” con la discussione dell’elaborato “Il Fenomeno Stalking“ nel 2014, un attestato di partecipazione al corso di Psicologia criminale nel 2016, un attestato di counselling tradizionale rilasciato dall’Università Popolare di scienze della Salute Psicologiche e Sociali di Torino, un attestato in PNL rilasciato 08.04.2017 dall’Università Popolare di scienze della Salute Psicologiche e Sociali di Torino. Relatore in diversi eventi, ha rilasciato interviste a diversi giornali sulla “tematica dello stalking”. Ha conseguito la laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali e ha ottenuto una laurea Honoris Causa in Scienze sociali. È stato premiato al concorso letterario «Meetale» con la Menzione d’Onore con il saggio «Stop allo Stalking come difendersi». È stato anche premiato al concorso letterario «Città del Galateo» di Galatone (Le) con la Menzione d’Onore dal Candidato al premino Nobel per la pace Cav. Hafez HAIDER.

Nella macchina di Neal tanto fumo dentro tanta nebbia fuori di Maurizio Leo

“Dei versi di Maurizio Leo che si succedono come in una narrazione dialogante col mondo (a volte monologante, ma sempre) in un incedere in controtempo, dove mancanza, assenza, delusione, speranza sono concettualmente ripresi e evidenziati nel contrasto sintagmatico che diventa cifra personale oltre la radice letteraria di quel modello beat cui sopra ho (volutamente) cennato appena, quasi (sempre volutamente) tacendone; dei versi, dicevo, di questi versi (vecchi e nuovi) di Maurizio Leo dico quel che sento. Non dirò, invece, della visione del Nostro mentre a Tangeri metabolizza la sua presenza (con Burroughs e gli altri) durante quel narcogioco (infantilmente tragicomico…) in cui fu uccisa Joan Vollmer… Né dirò dei fiori negati in quel cimitero sulla West Coast… E non so se siamo grandi bambini / con colpe dimenticate, ma anch’io non mi fido di quei luoghi dove i gatti non miagolano. So, invece, per certo, che (come nel viaggio di Maurizio Leo) adesso mi spoglierò, stanco – in mutande – mi lascerò cadere sulla mia vecchia poltrona di bambù a dondolo, accenderò l’ennesima sigaretta (nel mentre vanno note jazz) e seguirò l’azzurrognolo fumo ben oltre dove si possa credere…”  (dalla prefazione di Vito Antonio Conte)

“Parole definitive. Scene di un finale. Interni in abbandono. Esterni desolati. Destini inchiodati. Esistenze consumate. Tutto è già accaduto. Non c’è nulla che possa più accadere. Chi e cosa doveva venire, avvenire, è venuto, avvenuto. Chi e cosa doveva andare è andato. Non c’è da aspettare: niente, nessuno. Non c’è orizzonte. Non c’è memoria. Tutto quello che si vede è solo una figura. Sono figure superstiti quelle che guardano se stesse in questa poesia di Maurizio Leo che sfilaccia il Novecento e s’insinua nei sotterranei di questo secolo nuovo, di questo nuovo millennio. I paesaggi sono pozzanghere. Le creature immobili. Le storie contratte. Il lessico essenziale, strizzato come straccio, sorvegliato come se volesse, potesse sottrarsi, sfuggire alla trama, addirittura al pensiero. Ogni poesia può essere l’ultima, diceva Bodini. Le parole s’ammutinano. Maurizio va oltre. Molto oltre. Non pensa, non dice che ogni poesia può essere l’ultima. Pensa e dice che è l’ultima, inesorabilmente. Allora fa i conti con questa condizione conclusiva, con questa inesorabilità, con questa irreparabilità. “ (dalla seconda prefazione di Antonio Errico)

“Maurizio Leo è un inadatto alla vita, un piccolo poeta maledetto tirato malamente fuori dalla sua storia infinita, un eterno Peter Pan scagliato nella realtà della crescita.” (dalla post fazione di Anastasia Leo)

Maurizio Leo è nato a Lecce, il 25 luglio del 1959; vive a Copertino coltivando le sue grandi passioni: la scrittura, la poesia e la cultura locale, con una preferenza non latente per la Beat Generation, l’America e luoghi del Nord come Irlanda, Scozia e Germania.

Info link ibs.it –https://www.ibs.it/nella-macchina-di-neal-tanto-libro-maurizio-leo/e/9788899763329?inventoryId=95990622

Al di qua delle Palpebre di Roberto Shambhu cronache e prassi di un onironauta

Intervento di Stefano Delacroix (scrittore) – Pubblicata per i Quaderni del Bardo, quest’opera prima di Roberto Shambhu – che bardo lo è sino in fondo – ammicca al futuro ormai prossimo dell’onironautica, rispondendo all’ineludibile seduzione della cinematografia avanguardista di Cristopher Nolan (Inception, 2010).

 “Al di qua delle Palpebre”, uscito in questi giorni, spinge convintamente lo sguardo oltre le nebule superstiziali di un “blasfemo” e tardivo Occidente, ancor memore, forse, dell’opposizione anatemica di Isidoro, che nel de tentamentis somniorum bollava l’Arte del sognatore col contrassegno infamante di “demonibus”. Mistero mai compiutamente affrontato dalla Scienza che, ben lungi da ogni azzardo speculativo, riduce la sua indagine alle sole funzionalità psicofisiologiche. Che il mondo onirico rappresenti un autentico tabù per i misuratori della materia, credo sia oramai evidente. La ragione è che sogniamo tutti, perciò l’ampollosità perlocutoria di certe argomentazioni, fa arricciare il muso come il limone la bocca di un bambino. L’esperienza del sogno lucido, mai dismessa in Oriente, tornata alle nostre latitudini grazie agli interventi di Frederik van Eeden, poi di Stephen LaBerge, necessitava tuttavia di ulteriori apporti, di nuove connotazioni modali. Credo che l’opera di Shambhu colmi, in tal senso, il vuoto teoretico creatosi tra divieti e imbarazzi e, soprattutto, si costituisca come una prassi vera e propria, una modalità di azione consapevole nella dimensione disincarnata del sogno. Roberto Shambhu è uno che va dritto alla meta, operando una mirabile sintesi tra segno ed immagine. Sono sue anche le pregevoli illustrazioni contenute nel volume, utili ad una ulteriore estensione – laddove le parole hanno esaurito il senso – e l’archetipo, gerarchicamente più potente, alimenta le escursioni ultratemporali e sovraspaziali nei circuiti labirintici del sogno. Il gioco è chiarito sin dalle premesse (cronaca e prassi di un onironauta) e rivela l’intenzione di instaurare un patto di tirocinium, un accordo tacito ma pragmatico che lo rende, legittimamente, un test eccellente anche per “sognatori lucidi” di provata esperienza. Nel mio pristino intervento prefativo, la definivo già un’opera di riferimento, oggi non posso che confermare il presentimento e ribadirne l’audacia, oltre che la valenza. Al di qua delle Palpebre è un libro per autentici “cercatori”.

Info link – https://www.ibs.it/al-di-qua-delle-palpebre-libro-roberto-shambhu/e/9788899763282?inventoryId=93933070

Magia e mito. Le origini a cura di Mauro Camassa, Paride Pino, Francesco Conte

La storia del pensiero filosofico presenta una serie di tematiche e problemi  che ancora oggi debbono essere risolti e spesso nelle nostre più immediate vicinanze spazio/temporali, chi intraprende un percorso di tal genere viene invitato a leggere in modo acuto la realtà contemporanea, per formare e informare menti aperte e critiche.  In sé la filosofia,  é razionale come la scienza, e onnicomprensiva come la religione, cerca di fornire una spiegazione a tutto, ma procedendo sempre con il supporto e l’apporto analitico della mente e della ragione. E allora cosa è la filosofia? Se è vero che Essa si nutre di idee  e il suo metodo investigativo appartiene alla sfera del razionale, vuol dire che essa indaga il Tutto secondo un metodo rigoroso e geometrico per dirla con il grande filosofo della ragione Renato Cartesio …. e non potrebbe essere diversamente. Ma esistono delle zone d’ombra del pensiero filosofico dalle origini sino al ‘900 che difficilmente vengono approfondite nei manuali di Storia della Filosofia, sia nelle scuole che nelle università, vuoi perché talvolta considerate eccessivamente “liberali” vuoi perché nella peggiore delle ipotesi ritenute non scientificamente analizzabili le rispettive ipotesi ed ermeneusi.  La Storia della Filosofia Esoterica che spazia dalla magia, alla necromanzia per giungere a conoscenze ai limiti delle possibilità e delle comprensioni umane ora è finalmente realtà!  Il progetto della collana Filosofia Esoterica, edita dai Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, si propone nei suoi cinque volumi un’esamina (si parte da questo primo volumetto) , storicamente e scientificamente appurata, delle influenze e ideologie che hanno definito i confini e la percezione di quello che noi oggi chiamiamo Esoterismo. I volumi, partendo dalle “origini”, si dipanano sino al 900’, raccogliendo all’interno pensieri, filosofia e autori dei più rilevanti e incisivi, che hanno influito sul pensiero e sul metodo magico-esoterico. Il progetto ideato dagli autori Paride Pino, Francesco Conte, Mauro Camassa, si propone di essere una guida accessibile a chiunque per poter arrivare ad una conoscenza esaustiva del pensiero magico-esoterico antico moderno e contemporaneo.  Una pubblicazione periodica per chi vuole conoscere a fondo mondi e dimensioni nuove e altre!

https://www.ibs.it/magia-mito-origini-libro-vari/e/9788899763305?inventoryId=93933073

Lampi di Verità – di Donato Di Poce

*“…Con l’immagine dei lampi il poeta esprime una misura e delinea una via di accesso. Nella notte sempre buia del nostro vivere politico e civile, le folgori squarciano il tessuto omogeneo del reale e sfaldano la trama compatta delle banalità e dei pregiudizi, aprendo per pochi attimi, nel battito di ciglia di un’epifania, fenditure e crepe, oltre le quali intravedere sentieri di sopravvivenza. Lampi di verità è una raccolta articolata in due parti; la prima consegna il titolo a tutta l’opera, la seconda è declinata su un versante di “bellezza”. Una biforcazione? No, piuttosto, due attributi della stessa sostanza. Già il pensiero greco ci richiama alla sintonia di “bellezza e verità” (…) .Il poeta ha in tasca una fragile matita da cui sgorga la lacrima dell’oppresso. Il poeta spezza la matita come spezza il pane, offre al prossimo un’intuizione, una scheggia di vita estratta dalla carne, e, se riceve in cambio sputi anziché sorrisi, sa che questo è l’inconveniente di ogni dono. La poesia soffierà, comunque, sulle braci del sacrificio.” *Dalla prefazione di Alessandro Vergari

Donato Di Poce, (Nato a Sora – FR – nel 1958 ma residente dal 1982 a Milano ). Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Aforismi, Fotografo.  Artista poliedrico ed ironico ma dotato di grande umanità, si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica con la pubblicazione di una collana di 5 portfolio dal titolo: TACCUINO BERLINESE -East Side Gallery , Félix Fénéon Edizioni, Ruvo di Puglia (BA), 2009 dedicata al muro di Berlino. In un suo celebre aforisma ha scritto: “Il Poeta vede l’invisibile/Il Fotografo fornisce le prove”.

Nicola Vacca – è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista «Satisfiction». Ha pubblicato: Nel bene e nel male (1994), Frutto della passione (2000), La grazia di un pensiero (2002), Serena musica segreta (2003), Civiltà delle anime (2004), Incursioni nell’apparenza (2006), Ti ho dato tutte le stagioni (2007), Frecce e pugnali (2008), Esperienza degli affanni (2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (2010), Serena felicità nell’istante (2010), Almeno un grammo di salvezza (2011), Mattanza dell’incanto (2013), Sguardi dal Novecento (2014), Luce nera (2015), Vite colme di versi. Ventidue poeti dal Novecento (2016), Commedia ubriaca (2017).

Mail del curatore Nicola Vacca