Il venditore di Stelle Oleksandr Irvanets (cura e traduzione di Paolo Galvagni)

“In un’intervista rilasciata nell’aprile del 2016, Irvanets afferma che in gioventù era molto lirico, scriveva bei versi d’amore; poi il vino è diventato aceto: la satira ha preso il sopravvento. Ha acquisito l’immagine sociale dell’umorista, dell’uomo dalla parola aspra. I talenti poetici si dividono in diversi segmenti. Irvanets non si può definire un poeta cantore: anche nelle liriche amorose talora introduce note sarcastiche. La vena lirica pare essersi seccata, mentre si è sviluppata quella sarcastica, che ha preso il sopravvento su tutto

Oleksandr Irvanets è nato nel 1961 a L’viv, importante centro culturale dell’Ucraina sud-occidentale. È cresciuto a Rivne. Nel 1980 si è diplomato all’Istituto Pedagogico di Dubno, nel 1989 all’Istituto letterario di Mosca. Dal 1993 risiede a Irpen’ nei pressi di Kyïv. Ha pubblicato la prima poesia nel 1979.

euro 10,00 , pp. 94

Vorrei essere come sono di Piera Giordano

“Gli adolescenti spesso protestano, sfidano, provocano, si sentono non capiti. Sono fragili, insicuri, dubbiosi, cercano cura e comprensione. Linda, la ragazzina stramba di questa storia, si rinchiude nella musica dei Nirvana, parla con il loro cantante, Kurt Cobain, disegna mostruose tarme, si rade i capelli, si tagliuzza i polsi, si rifugia nel silenzio squarciato dagli scoppi della sua rabbia. Litiga con il padre intollerante verso il suo look indecente. È delusa dalla madre che non sa accoglierla così com’è. Però Linda ha un motivo in più per essere ribelle. È un segreto. L’unico rimedio è fuggire. Ma nella sua vita irrompe Francesca, la nuova prof d’italiano.”

“I movimenti mi vengono a scatto. La testa e il tronco si girano a destra e a sinistra come le marionette. Eppure non ho fili e non c’è burattinaio che mi manovri. Cosa mi sta succedendo? Faccio un lungo respiro. Il petto non si solleva né s’abbassa. Il fiato mi esce dalla bocca e dal naso con un lieve sibilo. Provo a darmi un pizzicotto. La pelle è una crosta dura. Le guance sono fisse in una stessa espressione. Non posso sorridere. Un viso sempre uguale è di certo un vantaggio, penso.”

 

Piera Giordano è nata a Castellamonte dove tuttora vive e insegna Lingua e Letteratura Italiana al Liceo Artistico Statale Felice Faccio. Si è laureata in Filosofia presso l’Università degli studi di Torino. Ama condividere le emozioni, per questo va ai concerti, partecipa ai reading e ha pubblicato poesie e alcuni racconti. Vorrei essere come sono è il suo primo romanzo.

euro 13,00, pp. 166

Andromeda di Maria Grazia Palazzo

Andromeda è la galassia più lontana visibile da occhi umani senza l’ausilio di strumenti di osservazione. “Occhi umani”. È la prima richiesta che colgo nello scorrere i testi di Maria Grazia Palazzo, il suo appello a un’umanità che comprende tutti, anche se la silloge è prevalentemente declinata al femminile e ha un portato di analisi sulla condizione della donna. Per disegnare e collocare tale condizione, l’autrice attraversa tempi e luoghi differenti e chiama, invoca, evoca figure diverse di donne – mitologiche, note o silenti – per formare «un alveare di voci», un nuovo esercito del dire a cui assegna le parole come armi, non di offesa ma come strumento di relazione e di consapevolezza: «certe parole lanciate/ non sono benedette ma colpi di machete» per uscire dallo «stallo dei senza parola». Più volte si rileva l’utilizzo del binomio «periplo ferale» e, pur se spiegato dall’autrice stessa nelle note (congrua appendice ai testi che consente una rapida consultazione ove vi sia la necessità per il lettore), ne ravvedo insita tutta la tragicità di un destino inoppugnabile a cui molte donne non hanno potuto o saputo reagire, e che – ancora oggi – obnubila la capacità di cambiamento. Maria Grazia Palazzo non incita al conflitto; con l’altra metà dell’Universo tende a perorare il confronto nel rispetto delle individualità e delle differenze, ma per rendere più incisiva la voce firma un patto intergenerazionale con altre donne, persegue la coralità e per mantenere viva la concentrazione nell’ascolto del fruitore, a livello lessicale conia vocaboli in accelerazione che manifestano, inoltre, l’urgenza del dire, di «un respiro ampio» per «uscire dalle apnee» e dalla solitudine. (Dalla prefazione di Diana Battaggia)

Maria Grazia Palazzo è nata nel ’68 in valle d’Itria. Avvocato e insegnante precaria. Negli ultimi anni ha intrapreso lo studio della teologia e dei diritti delle differenze e dei saperi di genere. È mamma adottiva. La sua più grande ambizione è riuscire a vivere l’ermeneutica delle differenze amorose, tenendo insieme il piano della quotidianità e quello dell’extra quotidiano

Palazzo euro 10,00 pp. 138

 

Esce per i tipi de i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

nella collana di Studi e cultura ebraica

il libro di Grazia Piscopo dal titolo

La Via per la Cabala… La Via del Cuore

 Introduzione allo Studio della Cabala ( euro 13 )

“La Kabala, è la sfida di chi vuole guardare il reale al di là del reale stesso e non è facile camminare per quei luoghi, ma Grazia lo fa. Grazia sceglie di unire il suo sguardo di donna allo sguardo della tradizione ebraica e della mistica: entra nei testi senza una partecipazione identitaria personale, ma è pur sempre coinvolta perché ha fede e come donna credente si approccia ai testi, a Dio, al mondo. Sarà un caso che questo saggio veda la luce tra le pietre bianche del Sud Italia, del Salento, così simili a quella di Grecia, di Turchia, di Israele? Orizzonti e colori di luce che sono incontro e crocevia di riflessioni e culture diverse. Dall’introduzione di Pierpaolo Pinhas Punturello

“Questo è un bel libro. Sfogliandolo, pagina dopo pagina ti prende, ti conquista. Più si procede nella lettura e più vien voglia di sapere, conoscere, capire. C’è l’autrice, con un sapiente linguaggio, a portarci per mano attraverso i labirinti della Sacra Mistica Ebraica e di un Universo poco conosciuto dai più, ma oggetto millenario di studi dottissimi. (…) Questo è un libro che va letto con attenzione, ma soprattutto con spirito giusto, cuore aperto e predisposto alla Conoscenza.”  Dalla postfazione di Giuseppe Grimaldi

“Varie volte nella mia vita mi sono chiesta il perché di molte cose ma soprattutto sull’origine del mio interesse quasi maniacale verso la nobile mistica della Cabala. Tutti i miei perché, però, convergevano su meandri, anfratti e viottoli oscuri della conoscenza che fatalmente avevano creato attorno a me una certa aura di presunta “diversità”. Molti adulti mi leggevano come una “straniera” nella propria casa, e soprattutto “diversa”. I.N.R.I., questo mi è pesato sulla testa per molti anni. Volevo solo capire. Cercavo e nessuno mi aiutava. Cadevo, inciampavo e miracolosamente mi rialzavo, come un soldato che deve assolutamente arrivare alla meta. La Verità, era davanti ai miei occhi. La Verità è sempre davanti a Noi. Ed è sempre Una. (Grazia Piscopo)

Grazia Piscopo è nata a Taranto, il 10 febbraio del 1961. La mistica, le religioni e l’ebraico sono gli studi a cui approda intorno agli anni Ottanta e che continuerà ad approfondire fino a giorni nostri. Nel 2001 fonda l’Associazione Culturale per la promozione delle Scienze Olistiche Filosofiche ed Umanistiche “Thorah”. Nel 2006 frequenta la facoltà di Scienze Teologiche e Religiose presso la Curia Vescovile di Lecce. Nel gennaio del 2018 formalizza l’adesione dell’Associazione alla Federazione delle Associazioni di Italia-Israele. Successivamente, a luglio del 2018, decide, con l’Approvazione dell’Assemblea dei Soci di modificare lo Statuto e il nome del Sodalizio, per rispetto verso la Comunità Religiosa Ebraica e la Sue Sacre Scritture da Associazione “THORAH” in Associazione “HORAH”. Ancora adesso il suo grande amore, la Cabala è motivo di studio, ricerca e di approfondimento.

 

La poesia dilata i confini. Omaggio a Tomaso Kemeny di Donato Di Poce

«La parola, come tale, si riferisce a cose, idee, percezioni, sentimenti, fantasie, stati d’animo, enigmi, azioni. Solo quando trova la forza di misurarsi con le necessità del verso, solo allora può liberarsi dai limiti consentiti dall’argomentazione, dalle pose retoriche, dall’abbraccio del consueto e preparare l’anima a rinascere in un raggio di bellezza». (Tomaso Kemeny). Donato Di Poce, ama definirsi un ex poeta che gioca a scacchi per spave

Ventanas – Finestre di Mirna Ortiz (euro 8,00)

Mirna Ortiz López è nata in Cile nel 1982, volata in Italia nel 2015 sulle ali della poesia e dell’amore, apprezza la natura, la letteratura, l’arte e il cinema e dedica molto tempo a condividere e valorizzare queste passioni attraverso le sue fotografie e le sue inscisioni, anche negli spazi digitali di Internet, essendo il suo lavoro principale la progettazione di siti web.

Atlante Salentino di Pietro Berra – geografie poetiche di una terra estrema (euro 10,00)

Il Salento è uno dei “luoghi che mi abitano”. Il primo, in ordine di tempo e di esperienze di vita, ad avermi abitato profondamente, dopo quello dove sono nato, il lago di Como, con il quale peraltro coltiva insospettabili legami umani e letterari di antica data. Dalla nota introduttiva dell’autore

Pietro Berra è nato a Como nel 1975. Giornalista, responsabile de “L’Ordine”, supplemento culturale domenicale de “La Provincia” di Como e Sondrio, ha collaborato per dieci anni con la rivista “Diario”. Ha pubblicato una ventina di libri fra poesia, narrativa e saggistica.

 

La poesia e il viaggio a cura di Laura Garavaglia, Dome Bulfaro, Andrea Tavernati – prima antologia mondiale di poeti slammer pubblicata in Italia del Festival Europeo della Poesia 2018 (euro 15,00)

L’edizione 2018 del Festival Internazionale di Poesia Europa in versi si è caratterizzata per la novità di un Poetry Slam al quale hanno partecipato alcuni tra i più noti poeti slammer a livello mondiale, in parte campioni nei loro Paesi di origine. Le loro voci sono testimonianza di una poesia che recupera la dimensione orale della parola e nello stesso tempo valorizza la gestualità per comunicare in modo diretto con la gente, senza alcuna barriera culturale. Poesie che parlano dell’attualità, di migrazioni, guerre, violenza e dei problemi e delle contraddizioni che attraversiamo e ci attraversano nella vita quotidiana. Oltre ai testi degli slammer che hanno partecipato al Festival, sono raccolte le poesie di molti altri autori che arricchiscono il variegato panorama del Poetry Slam a livello mondiale. Per questa ragione l’antologia si distingue in Italia per la sua unicità. Ad arricchire il libro sono anche i versi di poeti di fama internazionale che hanno partecipato al reading di questa edizione del Festival. dall’introduzione di Laura Garavaglia

Non so di Nicola Manicardi (euro 10,00)

“Questo libro si compone di poesie all’attacco e di poesie di meditazione di un autore sempre all’erta. (…) Un poeta educato che cerca la diseducazione.  Per il quale ogni ora, ogni diversa luce può essere un indizio di un percorso che può portare davvero molto “altrove” rispetto al suo inizio. (Pier Damiano Ori)

Nicola Manicardi è nato nel 1972 a Modena, città dove tutt’ora vive. Di formazione scientifica, lavora in ambito sanitario. Grande lettore, nutre la passione per la letteratura e per la poesia sin dall’infanzia. Suoi versi sono stati pubblicati in antologie tra queste, “Umana troppo Umana”, a cura di Fabrizio Cavallaro e Alessandro Fo, edita da Nino Aragno nel 2016. Del 2015 la sua prima raccolta di poesie “Periplo” edita da Rupe Mutevole.

IMPEGNO E DISINCANTO IN PASOLINI, DE ANDRÉ, GABER E R. GAETANO DI ANNIBALE GAGLIANI

Quattro fuoriclasse del nostro Novecento: un professore, un filosofo e due poeti. In un frangente storico di profonda povertà valoriale e artistica, essi ci indicano la strada verso l’Umanesimo Nuovo, analizzando emozionalmente e asetticamente gli ultimi centosessant’anni d’Italia e del mondo Occidentale (bilaterale). I Quattro emanano una luce invincibile, in grado di penetrare nelle tenebre contemporanee che svuotano progressivamente l’individuo. La loro arte è disincanto allo stato puro: poesia, prosa, cinema, teatro e musica: le armi più potenti per sfuggire all’omologazione socioculturale del Duemila. Il 68 è un grosso inganno, le mode del mercato sono letali, la mancanza di sensibilità civile sempre più evidente. In questo viaggio disincantato, eseguito attraverso i testi, le fonti e le testimonianze più vicine agli artisti, si può rivoluzionare se stessi, abbracciando umanamente le incommensurabili profezie.

Per Gagliani la scelta di affidarsi a questi Quattro a-topos della parola, del silenzio e del suono non è casuale: «Essi sono i più attuali che la nostra cultura contemporanea abbia sfornato e lo saranno per sempre, come accade ai più grandi. Sono visionari, sensibili ed estremamente innovativi. Tutto l’opposto del 99% degli pseudo-artisti che navigano in mainstream oggi. Quest’ultimi narrano il falso: i tatuaggi, il look alla moda e l’aria dannata li fa sembrare all’avanguardia, invece sono obsoleti dentro. I veri narratori della nostra epoca e del prossimo trentennio sono PPP, FDA, GG e RG».

Come afferma Paolo Dal Bon – presidente della Fondazione Giorgio Gaber – all’interno del saggio, «Essi hanno “un’intatta percezione del dolore”. Sono tutti e quattro intellettuali degli ultimi, narratori delle ingiustizie terrene verso i più deboli e osservatori delle grandi contraddizioni dell’uomo contemporaneo».

 

I Quattro Profeti hanno in comune la letteratura di formazione e le battaglie combattute, contaminandosi a vicenda indirettamente. Pasolini ha profondamente ispirato, soprattutto con i suoi Scritti Corsari, Faber, Gaber e Rino Gaetano. De André e Gaber sono gli artisti di punta del Sessantotto e si sono ritrovati ad avere una determinante amicizia in comune: Luigi Tenco, che ha collaborato con tutti e due e dopo la sua morte ha cambiato la vita a entrambi. Riguardo Rino Gaetano, è cresciuto leggendo Pasolini, ascoltando De André e guardando Gaber a teatro.

In estrema sintesi, un professore delle arti, PPP, un poeta tradizionale aperto al futuro, FDA, un vero filosofo, GG, un poeta fantascientifico che stazionava già nel futuro, RG, hanno scelto la strada più ardua, non violentando loro stessi ed esprimendo un’arte di fortissimo impegno e disincanto sociale. Venivano criticati dagli “intellettuali” del potere, dalla gente frivola che ghettizzava i loro testi per evidenti deficit di sensibilità. Uniti, tutti e quattro, sono invincibili. Diventano un’arma dolcissima in grado di colpire e migliorare una generazione, quella dell’autore. Gagliani spiega le intenzioni del suo lavoro: «Se il saggio verrà letto da tanti giovani, magari si accenderà la curiosità di ascoltare con spirito nuovo i cantautori che cito, omaggiando di conseguenza l’opera totale di Pasolini. Allora sì, questo viaggio avrà un senso. Allora sì, ne sarà valsa la pena».

 

«Il primo libro di Annibale Gagliani è lo sviluppo di un traguardo personale importante, lungamente pensato, sviluppato, limato, articolato negli anni precedenti, in cui l’autore ha esercitato una pazienza non comune ed è andato alla ricerca di fonti e interpretazioni che spesso sono testimoniali e di prima mano […]. Quando si ha a che fare con quattro icone riconosciute della cultura alta e popolare dell’Italia contemporanea non è facile dire qualcosa di nuovo, o anche semplicemente non è scontato evitare di scrivere quattro profili staccati e avulsi, estranei tra loro, tanti quanti sono gli artisti (tutti Maestri della parola, tre su quattro anche del suono) che l’autore ha illustrato in questo libro. Ne è venuto fuori un percorso duro, compatto, radicale; un insieme in cui appare chiaro, nelle persino ovvie diversità di espressioni, temi, percorsi (anche politici), epoche, che cosa unisce Pier Paolo Pasolini, Fabrizio De André, Giorgio Gaber e Rino Gaetano. Com’è giusto, Annibale Gagliani salta sulle differenze e nota affinità mai venute fuori prima, che però sono lì, pronte per essere scoperte».

(Dalla prefazione di «Impegno e disincanto in Pasolini, De André, Gaber e R. Gaetano», curata dal Prof. Marcello Aprile)

 

Annibale Gagliani nasce a Mesagne (BR) il 4 ottobre del 1992. Si laurea con lode in Lettere Moderne all’Università del Salento, dopo aver discusso una tesi sul linguaggio disincantato. È tra i vincitori della seconda edizione del Master in Giornalismo 3.0 di Nuovevoci Network, a Napoli. Comincia il suo sentiero narrativo ricevendo il premio della critica alla terza edizione del concorso letterario nazionale “Fuori dal cassetto”, per un racconto dedicato ai lavoratori dell’ILVA, “La vita è un viaggio favoloso”. Nel 2013 instaura una collaborazione con l’amministrazione del comune di San Donaci (BR) e diviene responsabile del laboratorio urbano “Officine Creative”, promotore della cultura di strada. Nel 2014 costruisce e organizza, assieme al Professore Marcello Aprile, la rassegna universitaria di seminari rivoluzionari, “Cafè Barocco Revolution”, che registra cinque edizioni. Nel 2015 lavora come reporter per la web tv d’Ateneo dell’Università del Salento, The Box Tv. Alla fine dello stesso anno si distingue come narratore al Workshop giornalistico di Sportitalia, a Milano. Nel 2016 diventa responsabile della sezione culturale di «Leccecronaca.it», dove racconta vizi e virtù del Tacco d’Italia. Alla fine del 2016 avvia una collaborazione con «Rompipallone.it», curando una rubrica video che fonde l’arte al calcio: “L’arte del gusto calcistico”. Nello stesso periodo è corrispondente di Radio Dimensione Italia per il calcio internazionale, editorialista di punta per «Sport in Condotta» e ospite della trasmissione leccese Piazza Giallorossa. Dal 2017 collabora con il «Nuovo Quotidiano di Puglia», raccontando l’ardente cronaca della provincia di Brindisi. Da gennaio 2018 narra di letteratura e politica per la rivista romana «L’Intellettuale Dissidente», e di musica e sport per il periodico «Contrasti». È conosciuto negli ambienti culturali salentini per le sue poesie anarchiche, che profumano di simbolismo e lasciano un sapore romantico sulle labbra. Tra i suoi modelli intellettuali, oltre ai Quattro Profeti del saggio «Impegno e disincanto», ritroviamo Albert Camus, Roland Barthes, Leonardo Sciascia, Eugenio Montale, Beppe Viola e Gianni Brera.